Collezioni impossibili

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Collezionare per creare un mondo a sé. Un modo per dare un taglio alla quotidianità è quello di raccogliere e conservare oggetti di ogni tipo, spesso inutili che hanno un grande valore per chi li cerca in ogni luogo e in qualsiasi momento. Con la microtecnologia e l’hi-tech il mondo della miniatura diventa anche un cosmo di forme e colori che dall’uso previsto dalla fabbrica si trasforma nelle mani delle persone.

Scarpe, telefoni d’epoca, ma anche spille, bambole che ormai sono in disuso diventano un motivo che si ripete nella vita del collezionista che anela a possederne in numero sempre maggiore. La persona che mette in fila nella stanza dedicata della casa gli utensili e i materiali introvabili cerca nella rarità un simbolo che ne rafforzi l’identità. Dare una tendenza non standard alla propria giornata permette di guardare anche agli oggetti di uso quotidiano con gli occhi della curiosità. L’oggetto diventa un luogo di svago in cui ritrovare se stessi per non dimenticare un luogo visitato o un momento particolare della propria vita. Dai francobolli e le cartoline si è passati rapidamente a pensare a collezioni tecnologiche, dove l’irrisorio diventa valore affettivo.

La sensibilità al contemporaneo si manifesta nella ricerca di oggetti che ciascuna persona caratterizza con il proprio stile. Un modo per mostrare un lato di sé agli amici che arrivano a casa, o per parlare di qualcosa di inconsueto in un mondo spesso omologato. La forma che attrae dà un orientamento e un’alternativa alla visione comune. La cultura della tradizione diventa con il collezionismo un modo di cambiare e di influenzare le scelte dell’acquisto. Comprare a un mercato rionale o dal rigattiere diventa importante quanto collezionare gioielli. Molti meno problemi per l’amico che il giorno del compleanno si mette alla ricerca di antichità senza spendere cifre esagerate. Un vinile introvabile sostituisce, nel mondo del collezionista, qualsiasi diamante o acquisto costoso. Giocare con le forme e i colori per esprimere un mondo nuovo che soltanto i più intimi possono accedere. Fare della propria ricerca impossibile un brand, un marchio senza troppa formalizzazione diventa una necessità per chi colleziona veri e propri mondi paralleli. Accumulare oggetti simili, con piccoli tratti differenziati nasconde una logica del particolare che rimanda alla memoria del lavoro metodico dell’artigianato. Il collezionista dà un senso diverso all’oggetto, come chi pensa al libro non per il contenuto, per esempio, ma per l’anno o l’edizione, per i disegni e la grafica invece del testo.

I microcosmi che si allargano cambiano con le collezioni il tempo stesso dell’acquisto, dell’oggetto immerso in un’epoca diversa e conservato accuratamente da chi lo insegue in qualsiasi luogo visiti. Le pareti delle stanze adibite alle collezioni diventano eterni magazzini di periodi della propria vita racchiusi in un oggetto.

Cambia anche il modo di pensare all’artigianato e al commercio. Una ripetizione di uno schema conosciutissimo dal collezionista, quello del cercare un particolare nuovo da aggiungere all’insieme dei suoi gioielli d’arte. Se non si tratta di una vera controtendenza, il mettere insieme il futile per dare un nuovo senso alle cose è certamente un lato inconsueto della nostra società. Colori e forme si mescolano e fanno della moda soltanto un mezzo per completare l’universo in cui si accresce la propria arte di vivere. Il collezionista accetta la contemporaneità e fa degli oggetti forme fantasiose e dirompenti. La propria storia scritta da linee sottili di originalità, come un segreto mai confessato raccontato dalla stanza dei desideri. Un accumulo di certezze effimere, un volersi mostrare senza dimenticare la passione per ciò che è realmente intessuto nella cultura. Pochi attimi di attenzione alla realtà riconducono il collezionista all’eternità del piccolo ricordo di una vacanza o di un giorno tinteggiato di creatività personale e non scambiabile con quella degli altri.

Silvia Redente